Ganzirri, il Peloro e lo Stretto di Messina
Il sito della riviera Nord di Messina, da Paradiso a Rodia

Ganzirri, Torre Faro, Capo Peloro: splendide località turistiche situate nella cuspide nord-orientale della Sicilia, dove sembra lentamente riemergere dalle acque la lunga catena appenninica. E’ un luogo di grande fascino, sempre immerso in una straordinaria luce. Confusa fra terra e acque, con i singolari laghetti di Ganzirri, la sua estremità individua la linea di demarcazione fra Tirreno e Ionio, vicinissima alla costa calabra e caratterizzata dall’alto metallico traliccio, entrato a far parte del paesaggio. Due litorali ne definiscono i margini, il primo sulle rive dello Stretto dove si allunga l’abitato di Messina, l’altro, a nord, presenta le spiagge più densamente popolate d’estate. Sui colli, vecchi casali conservano talvolta inimmaginati tesori d’arte.

The Jester live@ Lido Horcynus Orca
Articolo pubblicato online il 23 agosto 2013
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Ogni fotografia ha bisogno di una cornice adatta. E la cornice, questa volta, era più raffinata che mai: il lido Horcynus Horca riempie di senso il significato delle afose serate messinesi, congiungendo compagnia e musica di qualità. Pezzi grossi sono passati su questo palco: quest’estate, ad esempio, si sono succeduti James Lowe e le Iotatola, non proprio dei dilettanti. Ma nel tentativo di contribuire alla costruzione di un progetto culturale più ampio, il lido sponsorizza anche gruppi emergenti, le band che per qualità ottengono le luci della ribalta e offrono il proprio repertorio alla platea di Torre Faro. E’ quanto avvenuto ieri, quando è toccato ai Jester diffondere il verbo del proprio sound. La band, “attiva” da poco più di un anno, è formata da quattro giovani di belle speranze, al secolo Sanny Tripoli (voce principale e chitarra ritmica), Nicola Cassata (chitarra solista), Mattia Monaco (al basso e cori) e da ultimo Antonio Arena (alla batteria). Studenti universitari che, per voglia e per passione, hanno riversato il proprio impegno nella musica. E che musica! Con un anno di attività live alle spalle come gruppo e svariati anni di esperienza individuale per ciascuno dei membri in altre band, per i 4 probabilmente questa serata ha rappresentato un passo importante. Obbiettivo dell’esibizione era quello di sponsorizzare l’uscita del loro primo lavoro in studio, l’Ep che prende lo stesso nome della band, e che con "solo" quattro canzoni da già un sostanzioso assaggio delle capacità artistiche del gruppo. Il live inizia subito con una scossa adrenalinica, un intro di chitarre e batteria che andrà a sfociare in Lonely boy, cover della band blues-rock The Black Keys. Lo show è diviso in due atti. Nella prima parte, puntellinata da qualche cover, tra le quali sicuramente spicca una versione rock’n’roll della ballata cantautorale dell’irriverente Stefano Rosso, Una Storia Disonesta, c’è la presentazione vera e propria dei 4 brani dell’Ep. Si parte con il dance-rock di "Full of Lights", un intervento canzonatorio delle serate di in discoteca, patinate e "piene di luci". Ci si sposta così a "Leave me your chair" , rock di stile post-grunge fortemente ispirato ai Pearl jam e Foo fighters, ove si parla di uno scontro generazionale simboleggiato da un anziano, che il chitarrista ironicamente definisce "vintage" per le buone coscienze, e di un ragazzo, obbligato a lasciare il proprio posto. Altro pezzo che sa molto di rock americano è "Military service" che parla ancora una volta della dimensione giovani e dei presunti valori che questa non possiede, ma dovrebbe – per rigore etico – far propri. Ed infine la presentazione degli inediti si chiude con quello che probabilmente sarà il primo singolo della band, ed il look e la melodia "catchy" della canzone non lasciano dubbi, intitolato "Fresh girl". Il pezzo tratta della vita di una studentessa fuori sede, usata come metafora di costume per tirare fuori quelle che sono un pò le insicurezze della generazione 1000 euro, la paura per il futuro lavorativo e l’incertezza della strada che si è deciso di percorrere. Dal punto di vista strettamente musicale, presenta all’inizio delle sonorità tipicamente di matrice british, con un intro di basso che viene portato avanti da chitarre martellanti e batteria incedente, per poi finire con una coda più heavy e tiratissima che riporta sempre all’influenza statunitense nel tentativo di declinare il meglio dei due mondi. Finito l’ultimo inedito, l’esibizione non è terminata. Si passa alla seconda parte del live nella quale gruppo ha voluto offrire un altro spettacolo al proprio pubblico mostrando, perché no?, le proprie influenze musicali. E allora via lungo un viaggio che va da Chuck Barry ai Beatles, dagli Who di My generation ai più recenti Jet con Are you gonna be my girl, passando per il primo punk dei Ramones fino alla conclusione del concerto con lo schiaffo elettrico e rude di Rock and Roll, classicone live dei Led Zeppelin, . Unica pecca della serata è forse il volume un po’ basso degli strumenti che non permette l’ascolto perfetto da tutte le posizioni all’interno del lido, ma che ovviamente ha le sue ragioni di natura tecnica. E forse anche la scelta delle cover avrebbe potuto essere più azzardata nel tentativo di valorizzare ulteriormente la preparazione e lo stile della band, la quale comunque ha saputo dare prova di sé attraverso svariati inediti. La strada dei Jester (che per chi sia interessato a risentirli, o a scoprirli per la prima volta, si esibiranno nuovamente il 25 di questo mese presso il lido "ON ICE" in località Santa Margherita) è in salita, non c’è dubbio, ma questa esibizione rappresenta un solido punto di partenza: come si suol dire, il ragazzo si farà e le spalle larghe promettono bene.

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